Care mamme...
Consigli utili per l'alimentazione del neonato
A cura di Natascha Heun
Infermiera U.O. Terapia Intensiva
e Patologia Neonatale
Dipartimento di Pediatria Azienda
Ospedaliera di Padova
L’alimentazione del neonato e del lattante con il latte materno rappresenta il nutrimento ottimale, in virtù delle sue proprietà nutrizionali, digestive e metaboliche, nonché quelle immunologiche e psico – affettive.
La composizione del latte materno riveste importanti modificazioni durante tutto il periodo in cui viene praticato l’allattamento in relazione a molteplici fattori quali l’età gestazionale del neonato, l’età della madre e la richiesta di latte da parte del bambino.
Nei primi 5 giorni dall’inizio dell’allattamento il latte passa attraverso lo stadio del colostro. Questo, rispetto al latte materno maturo, si presenta viscoso come consistenza, è ipocalorico (ha cioè un basso contenuto di calorie, circa 58 cal./100 ml), ha un elevato contenuto in proteine, la quantità di glucidi e lipidi è inferiore e presenta un elevato tasso di anticorpi e vitamine.
Successivamente, tra il 6° ed il 10° giorno dopo il parto viene prodotto il latte di transizione, così definito per le sue caratteristiche intermedie tra il colostro ed il latte materno maturo, inizia con la montata lattea. Esso si presenta più ricco e cremoso rispetto a quello del latte maturo.
Infine, il latte maturo, prodotto entro la fine del primo mese ha un contenuto calorico di 70 cal./100 ml, presenta un adeguato apporto di proteine, glucidi e lipidi, contiene immuno- globuline (IgA), lattoferrina, lisoenzimi, macrofagi, linfociti e neutrofili, componenti in grado di dare un validissimo aiuto per la difesa di infezioni batteriche e virali.
Un evento stressante quale la nascita pretermine di un neonato presenta uno sconvolgimento biologico e psico – affettivo notevole sul versante sia materno che fetale. Tale evento influisce sulla produzione di latte materno che tarda a comparire rispetto alla nascita del bimbo, per poi cessare spontaneamente anche in tempi precoci.
Questi fattori purtroppo, contribuiscono a peggiorare lo stato emotivo della madre, aumentando il senso di inadeguatezza nei confronti del proprio figlio.
In realtà, la cessata o inadeguata produzione del latte materno a fronte di una nascita pretermine è del tutto naturale ed è conseguenza diretta del mancato contatto pelle a pelle che impedisce alla madre di identificarsi con i bisogni del suo bambino.
Per questo motivo all’interno del reparto di Terapia Intensiva e Patologia Neonatale cerchiamo di attivare la marsupioterapia tra genitore e neonato appena le condizioni cliniche del piccolo lo permettono.
Lo scopo della marsupio è quello di ricreare quel legame genitoriale precocemente interrotto, attivando attraverso la stimolazione cutanea la funzione respiratoria e quindi l’ossigenazione del sangue, nonché la termoregolazione con soddisfazione e piacere per entrambi.
Fin dai primi approcci, alla madre viene insegnato a contenere il neonato con gli arti in posizione flessa facendo attenzione che la testa rimanga diritta rispetto il tronco per evitare che il capo cada indietro o in avanti. Inoltre, viene favorita la suzione non nutritiva attraverso il ciuccio o il dito come oggetto sostitutivo del seno materno. (fig. 2 e 3)
Il bambino ancora prima di nascere sa succhiare il dito e continua a farlo durante tutta la vita fetale ed è un ottimo metodo di autoesplorazione ed auto-consolazione, indispensabili per il suo sviluppo neuro-comportamentale.
Se la madre ha prodotto latte ed il neonato ha compiuto almeno 34–35 settimane gestazionali ed è in buone condizioni, è opportuno iniziare l’alimentazione al seno esclusiva. Tuttavia, durante la marsupio anche il bimbo di 28 settimane gestazionali è in grado di attaccarsi al seno con un “rooting” efficiente ( riflesso peri – orale ) ma con una suzione non di tipo nutritivo anche se può assaporare qualche goccia di colostro!
Durante la poppata vera e propria è molto importante che la madre assuma una posizione comoda, che le consenta un buon rilassamento muscolare. La posizione più favorevole è quella in cui la mamma allatta da seduta appoggiandosi ad un cuscino, con il neonato posto trasversalmente contro il suo busto ed il viso del bambino di fronte al seno. Il bambino avrà una suzione efficace se riuscirà a comprimere con la lingua la zona dell’areola, svuotandone ritmicamente il contenuto e attivando il riflesso di eiezione del latte, che la mamma percepirà come contrazione. (fig. 4)
Allo stesso modo, se il neonato si alimenta con succhiotto è opportuno prestare attenzione che la tettarella sia posta sopra la lingua e che il bambino effettui la giusta coordinazione tra suzione – deglutizione – respirazione. Spesso e volentieri bimbi particolarmente voraci tendono a succhiare continuamente, affati- candosi precocemente per una respirazione non controllata. (fig. 5)
Se la mamma produce latte e durante la degenza non è possibile offrirlo al piccolo è cura dell’infermiera spiegare ai genitori modalità di prelevamento con il tiralatte meccanico e conservazione, mentre l’uso concomitante di farmaci o sostanze assunte dalla madre durante la gravidanza vanno concordate con il medico. Il latte può essere conservato a temperatura ambiente (25°C) fino ad 8 ore senza che vengano modificate le sue proprietà, mentre se si prevede di utilizzarlo nei 3 giorni successivi alla raccolta va messo in frigorifero a -4°C. Nel freezer a -20°C può rimanere 3-4 mesi.
I contenitori destinati alla conservazione del latte materno si trovano nelle farmacie o sanitari, sono di varie capienze, è opportuno porre un’etichetta con la data, in modo da identificare il latte che per primo verrà scongelato. Occorre lavarsi accuratamente le mani ed utilizzare contenitori sterili per la conservazione del latte; non è necessario detergere il seno con soluzioni antisettiche, l’igiene quotidiana è ottimale.
Quando non è possibile dare latte materno, il latte artificiale in commercio è un ottimo alimento per il neonato. La composizione del latte artificiale è sorvegliata dal mondo scientifico attraverso l’ESPGHAN ( European Society of Paediatric Gastro – enterology, Hepatology and Nutrition) che controlla e dà indicazioni sulla qualità e quantità dei singoli componenti (vitamine, ferro, calcio, grassi, zuccheri, proteine).
La crescita di un bambino alimentato con latte artificiale è inferiore nei primi 2 mesi, ma poi aumenterà un po’ di più del bambino allattato al seno. In ogni caso, alla fine del primo anno di vita il peso finale è simile per entrambe le tipologie di latte assunte.
Per chiunque ne facesse richiesta inviamo il manuale (fig.6):
L'allattamento materno del bambino in ospedale.
Richiedilo a: info@associazionepulcino.it