Certi momenti
A primavera del 2005 Gabriella aspetta un bambino!
Siamo felici ma abbiamo anche tanto timore, le altre volte non è andata bene , mai oltre i tre mesi (ma questa volta sarà diverso, non può essere altrimenti……..) Andiamo avanti di giorno in giorno, di settimana in settimana ma non è facile: abbiamo superato i quattro mesi ma è tutto già in salita fin dall’inizio : i sintomi sono sempre quelli delle altre sfortunate volte, occorre stare a riposo , settimane in ospedale e poi a casa dalla mamma : ogni giorno in più è una piccola conquista………..
Ma questo volta il piccolo essere in grembo ha un nome, Elena…….: si muove, Gabry la sente crescere e muoversi dentro di lei, le parla. Abbiamo la gioia, dopo giorni di incertezza, di una ecografia dove si vede la piccola in ottime condizioni: ma dura solo un giorno: Gabry viene ricoverata in ospedale. Riposo assoluto, dopo una settima si scopre che il parto può avvenire da un momento all’altro, è necessario rimanere immobili nel letto perché è troppo presto, ogni giorno in più vuol dire una piccola speranza, ma non sono ancora 25 settimane ed è troppo presto, troppo poco per sperare concretamente qualcosa.
Alle quattro di pomeriggio del 12 Luglio 2005 mia moglie mi chiama : “vieni subito, ho bisogno di te”. Corro da lei ed arrivo all’ospedale, la trovo in sala travaglio con forti dolori ma più grande di tutte è la disperazione : “Luca, non và, non và , ancora tutto perduto, la mia Elena……è troppo presto……….”
Certi momenti li affronti solo con l’incoscienza, li affronti perché non sai cosa può realmente succedere: non è sufficiente avere solo coraggio, come avrei potuto se avessi saputo esattamente cosa vuol dire partorire in 25 settimane dare coraggio a mia moglie e dirle : “ce la faremo, lascia stare quello che dicono i dottori (“faremo il possibile…. ma è troppo presto”), noi tre c’è la faremo!
Ripensando a quei momenti mi sento fiero perché non ho mollato e veramente ci ho creduto per davvero: mi sento come fossi andato all’inferno a strappare mia figlia, ormai perduta, per portata alla vita , contro tutto e tutti. E soprattutto non ho ceduto alla disperazione, non potevo fare altrimenti.
Alla sera mia moglie entra in sala parto, ci salutiamo come solo noi facciamo: ci guardiamo e senza che nessuno lo noti ci facciamo l’occhiolino: vedrai che andrà tutto bene, ciao amore mio………
Io aspetto fuori, sono le 20,00 e penso alle barzellette che leggi nei giornali con il papà che aspetta nervoso in sala di attesa, ma quelle sono situazioni normali dove i nove mesi sono passati e presto verrà l’infermiera con un bambolotto in braccio di più di 3 chili gridando “chi è il papà?”,
io invece non riesco a pensare , non so veramente come può essere una vita così presto… Posso solamente scendere giù alla chiesetta dell’ospedale e pregare, vedrai che andrà tutto bene, ne sono convinto.
Alle ore 20.40 si apre improvvisamente la porta della sala parto: esce una incubatrice con la cupola tutta trasparente e gli infermieri e i dottori tutto intorno indaffarati: “il papà di Elena”! Gridano.
Io sono a pochi passi e guardo: vedo delle piccole braccine e piccoli piedini muoversi ,agitarsi su e giù, senza stare un attimo ferme, vedo la vita e abbasso lo sguardo. Davanti a me c’è un altro papà in attesa: lo guardo forse con un po’ di invidia: quella bambina sarà la sua, mi faccio un po’ indietro. “il papà della piccola Elena!!” gridano ancora gli infermieri.
Io guardo di nuovo la persona di fronte a me e penso: cosa aspetta questo a correre verso la sua bambina? Stavolta l’infermiera grida ancora più forte e questa volta guarda verso di me: “il papà della piccola Elena Pistolato!”
Ma come, chiamano me!! si sbagliano sicuramente, e allora guardo l’altro papà immobile davanti a me che mi guarda a sua volta con lo sguardo interrogativo come aspettando che finalmente mi muova.
Non può essere, quella che vedo è un esserino con la testolina, le braccia e i piedi che non stanno un attimo ferme, c’è la vita e tutto il resto, gli occhini chiusi e la bocca che cerca qualcosa che non riesce a trovare, vedo mia figlia davanti a me ma è tutto differente da quello che potevo aspettarmi ( e d’altra parte come potevo sapere cosa aspettarmi??).
Allora finalmente mi avvicino e non so cosa dire mentre l’emozione mi sale tutta d’un colpo, la mamma sta bene, la potrò vedere più tardi.
In quei momento penso solo che abbiamo vinto, che non c’è più pericolo e questa è la nostra bambina!! Saliamo con l’ascensore fino al reparto di patologia neonatale, intanto cominciano a sistemare la mia piccola e io cammino su è giù nella saletta vicino, aspetto di vederla. Come deve attendere un atleta che ha vinto l’oro mondiale e aspetta con ansia il momento della premiazione (c’è l’abbiamo fatta! contro tutto e tutti) ogni tanto butto un'occhiata in fondo e vedo le infermiere con il dottore intorno alla mia piccola e vedo sempre queste braccine che si agitano senza stare ferme un attimo (è davvero forte la mia piccola!)
Vedo appese ai muri molte foto di bambini che sono passati per il reparto, una foto raffigura una bambina sorridente che salta sul divano di casa e leggo le righe sotto…….(cara piccola della fotografia, tu non sai quanto coraggio e speranza mi hai dato nei mesi a venire)
Mi chiama l’infermiera, (resterai per sempre nel mio cuore, resterete tutti per sempre nel mio cuore, voi siete i veri angeli di questa terra... ) mi dice il peso: 680 grammi e la lunghezza: 38 cm., e mi spiega premurosamente le regole di quel particolare, speciale reparto che per i seguenti tre mesi e mezzo sarà il centro del nostro mondo:” prima di entrare bisogna lavarsi sempre bene le mani con il disinfettante e mettersi la divisa bianca, mettere le protezioni alle scarpe perché è importante non contaminare il reparto……..,”
Posso accarezzare da subito la mia bambina: è importante che tu papà lo faccia, non avere timore, perché, povera piccola, ora improvvisamente è in un ambiente estraneo, non sente più il calore della sua mamma. Elena deve sentire la mia voce, sentire la mia mano, sentire che non è sola in questa lotta impari. ”Le parli, è importante davvero perché, anche se sono così piccoli, sentono cosa succede intorno a loro. Se vuole può anche fare delle foto”
Scatto due foto con il cellulare: la piccola ha un minuscolo berrettino di lana troppo grande per lei e il pannolino che le hanno messo, misura extra – extra piccolo, le arriva fin sotto le ascelline. Il dottore mi dice che è nata bene, la strada sarà difficile ma potrà farcela. Bisogna prepararsi a tutto, non dare niente per scontato, abituarsi agli “alti e bassi” di questi bambini………Io ascolto ma dentro di me sento solo una voce: “c’è l’abbiamo fatta!”. Ma nei giorni seguenti ho capito bene cosa intendeva dire il dottore quando mi diceva “abituarsi agli alti e bassi"
Mentre aspetto per andare da mia moglie faccio un salto giù in chiesetta per ringraziare. Sono solo in fondo alla sala e davanti fisso il grande affresco che domina tutta la parete dietro l’altare e che raffigura la scena della natività con il Bambino sulla culla di paglia, il bue e l’asinello, ad un tratto fisso l’attenzione sul bambinello, dalla culla di paglia si alzano le due braccine e i due piedini, pare che si agitano per davvero e mi ricorda qualcosa, la mia piccola che si agita nella sua culla e gli infermieri che mi chiamano. Allora dentro di me faccio un piccolo voto “Caro Gesù ti affido la mia bambina, so che solo tu puoi salvarla, se mi esaudirai chiamerò la mia piccola “Elena Gesù Bambino”
Qualche settimana dopo sono in Comune per registrare la nascita, al momento di dire il nome all’addetta comunale dico solo Elena, non ho il coraggio di aggiunge Gesù Bambino, non avrebbe capito, ma dentro di me la mia piccola sarà sempre Elena Gesù Bambino
E’ quasi mezzanotte e sono fuori dall’ospedale, oggi è nata mia figlia e mi sento euforico, guardo in alto e vedo le finestre del reparto di terapia intensiva neonatale, con le luci perennemente accese e mi sento fiero perché la dentro c’è la mia bambina che sta lottando con tutte le sue forze e con caparbietà per la vita e so che c’è la farà! Prendo il telefono e chiamo a casa ” E’ nata Elena………sì, la mamma sta bene…..anche la bambina…..i dottori hanno detto che è forte ………pesa 680 grammi , è alta 38cm….”
Appena pronuncio questa ultima frase , tutto d’un tratto, improvvisamente, come mi fosse arrivato un pugno sullo stomaco, mi rendo conto della pochezza, della ridicolaggine di quei miseri numeri, solo 680 grammi e prima che un nodo mi stringa la gola riesco solo a dire “è così piccolina !”
I mesi a venire saranno duri, con piccole conquiste e tanti, tantissimi momenti bui, profondi fino all’abisso, come solo chi è passato in un reparto di patologia neonatale sa. Alla sera quando io e mia moglie uscivamo dal reparto sapevamo come lasciavamo la nostra piccina ma il giorno dopo non sapevi mai cosa ti attendeva, se era una buona giornata oppure una giornata che portava sconforto.
Quante volte ai parenti ed amici che ci chiedevano notizie rispondevamo “ si…va abbastanza bene”, mentre in realtà non andava affatto bene perché c’è sempre qualcosa che non và, qualche piccolo valore fuori norma che fa sospettare qualcosa, una improvvisa complicazione, ma come puoi spiegare a chi non sa che è così che funziona in quel reparto così speciale? Nessuna certezza, solo la volontà e stare uniti.
Elena ha dovuto lottare giorno dopo giorno, contro tutto quello che “ è normale “ che a questi bambini possa accadere e molto di più. Ha affrontato una trasferta a Verona per essere operata di retinopatia, ma alla fine ai primi di Novembre l’abbiamo portata a casa.
Anche l’inverno non è stato facile, altre due ritorni in ospedale, ma piano piano è arrivata la primavera e finalmente abbiamo cominciato a vedere la luce.
Quando ormai ci eravamo buttati tutti i brutti ricordi alle spalle, tranne il ricordo dell’amore delle infermiere e dei dottori che accudiscono e seguono giorno e notte questi bambini, arriva inaspettata la diagnosi riguardo la vista a causa della retinopatia che la bambina ha avuto per via della prolungata ossigenazione. Ci è voluto più di un mese per ammortizzare il colpo.
Ma anche questa volta Elena si è rivelata una bambina forte, speciale, con tanta, tantissima voglia di vivere e con pazienza e grazie anche alla frequentazione del Centro Hollman, dove vengono seguiti i bambini con deficit visivi, ha fatto enormi progressi fino ad “allibire” gli stessi dottori che la seguono: Elena è davvero forte e adesso cammina, corre, dice le paroline, afferra le cose e soprattutto è attenta e curiosa a tutto quello che succede intorno a lei.
Luca Pistolato
( Grazie a tutti i dottori e le infermiere del reparto di patologia neonatale dell'ospedale di Padova )