L’abbraccio negato
Ogni notte, prima di addormentarmi, guardo la mia piccola Irene dormire tranquilla nel suo lettino, e mentre ascolto il suo dolce respiro, non posso non pensare, e ricordare. Ricordare quanto ho lottato per averla, quante lacrime ho versato quando mi dicevano che la mia gravidanza non andava bene, che la mia bambina, aspettata per anni, sarebbe potuta nascere prima del tempo.
E non pensavo così presto! Sì, perché Irene è nata dopo solo 23 settimane di gestazione.
Quella notte, quando è nata, mi dissero che non l’avrei sentita piangere perché era troppo piccola e che non sarebbe sopravvissuta alla nascita. Ma non potevano sapere che Irene sarebbe stata così forte!
Ha superato la nascita con parto naturale, ha lottato per mesi all’interno di una “fredda” ma utilissima incubatrice, contro ogni avversità. All’inizio pensavo di non farcela, di non aver la forza per affrontare tutto questo dolore; non riuscivo a placare il senso di colpa che provavo nei suoi confronti.
Dentro di me, il dolore bruciava tutto, e mi lasciava vuota, senza speranza, senza più sogni. Ma è stata proprio lei, quel piccolo esserino, a darmi la forza; perché lei voleva vivere, era la sua vita ed io dovevo accettarla, ero la sua mamma e dovevo lottare al suo fianco.
Dopo pochi giorni, sotto le macerie del dolore, ho ritrovato il mio cuore, pieno d’amore per lei. E puntuale, ogni giorno, per quasi quattro mesi, sono andata da lei. Stavo vicino ad Irene per tutto il tempo che mi era consentito, e le facevo sentire, al di là del vetro, il mio sguardo, il mio respiro, la mia voce, me stessa!
Io c’ero, sarei stata accanto a lei, pronta a lottare insieme per un giorno, una settimana, un mese, un anno per sempre! Piangevo spesso perché la vedevo tanto piccola e indifesa, con tutti quei tubicini che martoriavano il suo corpicino. Ma ce l’abbiamo fatta! Irene ha vinto la sua battaglia!
Ora, quei momenti difficili sono passati. Irene sta bene, ed io sarò sempre in debito con lei, perché mi ha dato tanto, più di quanto io potessi dare a lei.
Daniela Rebesco Cestaro